Biopiscina vs piscina tradizionale: confronto completo per scegliere

Arch. Lusia Mirabella

Garden Designer e Architetto Paesaggista

bio piscina realizzazione da areaselvaggia. In primo piano troviamo la biopiscina balneabile, in fondo ci sono le piante di depurazione mentre sulla sinistra area in legno con sdrai.

Immaginate di tornare a casa e di desiderare un tuffo rinfrescante. Non in una distesa d’acqua trattata chimicamente, ma in un angolo di natura viva, parte integrante del vostro giardino.

È questa la promessa di una biopiscina, un’oasi dove il confine tra elemento costruito e paesaggio scompare, offrendo un’esperienza di balneazione unica e rigenerante. Nel mio studio a Modena, ho visto crescere l’interesse per queste soluzioni. Riflettono una sensibilità sempre maggiore verso l’ambiente e il benessere personale, non credete?

La scelta tra una biopiscina e una piscina tradizionale è spesso il primo, grande bivio per chi sogna uno specchio d’acqua.

Cos’è una biopiscina e come si differenzia da una piscina tradizionale?

Una biopiscina è uno specchio d’acqua balneabile che utilizza esclusivamente processi naturali, come la fitodepurazione tramite piante acquatiche, per mantenere l’acqua limpida e pura. Si differenzia dalla piscina tradizionale che si affida all’uso di prodotti chimici, come il cloro, offrendo un’esperienza di balneazione più ecologica e salutare.

La differenza principale sta nel cuore del sistema. Dove una piscina convenzionale necessita di continui trattamenti e dosaggi per igienizzare l’acqua, la biopiscina si auto-depura. Lo fa grazie all’azione combinata di piante acquatiche, microrganismi e un sistema di circolazione ben studiato.

Questo crea un ambiente biologicamente attivo, una vera e propria estensione del paesaggio circostante, un connubio che ho avuto modo di progettare in un casolare di campagna qui in Emilia-Romagna.

La filosofia alla base di una biopiscina è creare un ecosistema in miniatura. Non si tratta solo di eliminare il cloro. Il punto è abbracciare un approccio che valorizza la biodiversità e l’armonia con la natura.

Mentre una piscina tradizionale è essenzialmente una vasca artificiale da riempire e trattare, una biopiscina (o un biolago più grande) è un corpo d’acqua dinamico. Le piante della zona di fitodepurazione lavorano instancabilmente, senza sosta.

Parliamo di carici, iris, tife, tutte specie con un elevato potere filtrante. Sono capaci di assorbire i nutrienti che altrimenti farebbero proliferare le alghe, mantenendo l’acqua cristallina. Un processo che, nella mia esperienza, è un vero spettacolo della natura.

Questa zona di fitodepurazione si integra con discrezione, quasi celata. Oppure, diventa un elemento di design e bellezza. Avrà fioriture stagionali e una palette vegetale studiata per attirare insetti impollinatori e piccoli animali, come le libellule, che diventano naturali controllori delle zanzare.

La progettazione di biopiscine e biolaghi richiede una profonda conoscenza dei processi ecologici e del microclima locale. È un lavoro che va ben oltre la semplice posa di una vasca. È un vero e proprio atto di architettura del paesaggio. Per comprendere appieno la varietà di soluzioni offerte, dalla piccola biopiscina al grande biolago balneabile, ti invito a visitare la pagina dedicata a Biopiscine & Biolaghi.

Nel mio studio Arch. Luisa Mirabella, mi impegno a rendere ogni progetto unico per il committente. Un tocco personale che fa la differenza, non trovate?

La biopiscina è davvero più ecologica di una piscina tradizionale?

Sì, la biopiscina è notevolmente più ecologica perché elimina completamente l’uso di cloro e altri prodotti chimici, basandosi esclusivamente su processi naturali di fitodepurazione. Questo riduce l’impatto ambientale e offre un’acqua più sana e delicata per la pelle, preservando al contempo la biodiversità del giardino.

L’eliminazione totale di cloro e altri agenti chimici è il punto cruciale. Queste sostanze, sebbene efficaci, hanno un impatto sull’ambiente e sulla pelle.

In una biopiscina, l’acqua è viva, morbida e delicata. Evita irritazioni agli occhi o dermatiti, un beneficio particolarmente apprezzato dai miei committenti con bambini o pelli sensibili. Un dettaglio non da poco, per chi cerca vero benessere.

Pensate all’acqua che esce da una piscina tradizionale durante un ricambio. È un’acqua che spesso non può essere riversata direttamente nel terreno o usata per l’irrigazione a causa dei residui chimici.

L’acqua di una biopiscina, invece, è acqua naturale, pura. Può essere riutilizzata senza problemi per l’irrigazione del giardino o semplicemente lasciata defluire senza impattare negativamente sull’ambiente.

Questa è una delle principali motivazioni per cui sempre più proprietari di agriturismi e strutture wellness in Emilia-Romagna scelgono un biolago. Lo vedono non solo come un’attrazione, ma come un simbolo tangibile del loro impegno verso la sostenibilità. E, diciamocelo, questo fa una gran differenza.

Un altro aspetto cruciale è la promozione della biodiversità. La zona umida, parte integrante della biopiscina, crea un habitat prezioso per la fauna locale.

In un progetto vicino a Bologna, ho osservato come il biolago che abbiamo realizzato sia diventato rapidamente un punto di riferimento per rane, libellule e uccelli. Un piccolo ecosistema che fiorisce e si autoregola, senza bisogno del nostro intervento.

Questo non è solo un vantaggio ecologico. È anche un arricchimento dell’esperienza estetica e sensoriale del giardino, trasformandolo in un luogo dove la natura è protagonista.

Anche i consumi energetici per la filtrazione, grazie a pompe a basso consumo e cicli ottimizzati, sono generalmente inferiori rispetto a una piscina chimica di pari dimensioni. Un bel risparmio per il pianeta, e per il portafoglio.

Quali sono i costi reali di una biopiscina rispetto a una tradizionale?

L’investimento iniziale per una biopiscina è spesso paragonabile o leggermente superiore a quello di una piscina tradizionale, specialmente per progetti complessi. Tuttavia, i costi di gestione e manutenzione nel lungo periodo sono significativamente inferiori, grazie all’eliminazione di prodotti chimici e a minori consumi energetici per la filtrazione, garantendo un risparmio notevole.

Analizziamo i fattori. Per una piscina tradizionale, le voci di costo sono chiare: l’installazione della vasca e del sistema di filtrazione. A cui si aggiungono, anno dopo anno, i costi per l’acquisto di prodotti chimici (cloro, pH-regolatori, antialghe), i test dell’acqua, i consumi energetici per le pompe che spesso lavorano per molte ore al giorno, e le operazioni di pulizia e svernamento.

Nel tempo, questi costi possono accumularsi, diventando una spesa importante e ricorrente. Non è un segreto, sono costi che pesano.

I dati del CNR, per esempio, indicano che la gestione chimica di una piscina può incidere per diverse centinaia, se non migliaia, di euro all’anno a seconda delle dimensioni. È una cifra da considerare seriamente.

Nel caso della biopiscina, l’investimento iniziale include la preparazione del bacino, la stesura del telo impermeabilizzante, l’installazione del sistema di ricircolo e, naturalmente, la creazione della zona di fitodepurazione con la sua specifica stratigrafia e la messa a dimora delle piante acquatiche.

Questa fase di impianto richiede una progettazione accurata da parte di un garden designer esperto, come la sottoscritta. Diciamo che qui non si scherza.

Ma una volta che il sistema è a regime, i costi si riducono drasticamente. Non ci sono prodotti chimici da acquistare, il che elimina una voce di spesa notevole.

I consumi energetici sono inferiori, circa 1/4 o 1/5 rispetto a una piscina tradizionale. Questo perché le pompe lavorano a regimi più bassi e non richiedono una filtrazione intensiva per compensare la sporcizia o la carenza di trattamento.

Questo si traduce in un risparmio considerevole sul lungo periodo. Spesso la biopiscina è la scelta economicamente più vantaggiosa per superfici superiori ai 70 mq, come ho riscontrato in diversi progetti privati e per agriturismi. Si rivela un vero investimento intelligente, ve lo assicuro.

La manutenzione di una biopiscina è davvero più semplice?

Sì, la manutenzione di una biopiscina è notevolmente più semplice e meno onerosa rispetto a quella tradizionale, sebbene richieda un approccio diverso. Si concentra su controlli visivi e potature annuali delle piante acquatiche, evitando l’uso quotidiano di prodotti chimici e le frequenti pulizie dei filtri, trasformandosi in una cura più simile a quella di un giardino.

Non si tratta di una manutenzione “zero”. È un approccio più affine alla cura di un giardino che alla gestione di un impianto idraulico-chimico. Ho visto molti committenti sorpresi dalla ridotta frequenza degli interventi e dall’assenza di operazioni complesse o pericolose legate ai prodotti chimici. Un sollievo, direi.

Nelle piscine tradizionali, il proprietario è spesso impegnato in un ciclo quasi quotidiano. Controlla il pH e il cloro, dosa prodotti, pulisce il fondo con robot o spazzole, e pulisce i filtri a sabbia o a cartuccia.

È un lavoro costante che richiede tempo e, spesso, l’impiego di personale specializzato. Una vera schiavitù, secondo molti.

Per una biopiscina, invece, una volta che l’ecosistema è stabilizzato, l’intervento umano si concentra principalmente su controlli visivi e potature annuali.

La zona di fitodepurazione, con le sue piante, è la vera protagonista della pulizia. Richiede una potatura delle masse vegetali alla fine della stagione di balneazione, solitamente una volta all’anno, per rimuovere la materia organica che potrebbe decomporsi e rilasciare nutrienti in acqua.

Inoltre, è buona pratica rimuovere foglie e detriti grossolani dalla superficie dell’acqua con un retino, proprio come si farebbe per un qualsiasi specchio d’acqua naturale. È come curare un laghetto, insomma.

Non ci sono filtri da lavare quotidianamente con contro-lavaggi costosi in termini di acqua, né pompe da far girare a tutta forza per lunghe ore. Che liberazione, vero?

Ho seguito un progetto di riqualificazione di un giardino a Reggio Emilia dove il committente, stanco della schiavitù della piscina tradizionale, ha riscoperto il piacere di un’acqua sempre limpida e viva con la sua nuova biopiscina. Tutto questo senza la costante preoccupazione delle analisi chimiche.

La manutenzione di una biopiscina è più un atto di cura ecologica che un onere tecnico, un lavoro che si gestisce tranquillamente in autonomia dopo un breve affiancamento da parte mia o di un giardiniere formato. O meglio, non proprio in autonomia totale all’inizio, ma quasi.

Come si integra una biopiscina nel paesaggio emiliano-romagnolo?

Integrare una biopiscina nel paesaggio emiliano-romagnolo significa valorizzare le specificità del territorio, dal clima continentale ai suoli tendenzialmente argillosi. La progettazione attenta seleziona specie vegetali autoctone resistenti e materiali locali, creando un elemento che si fonde naturalmente con l’ambiente circostante, quasi come se fosse sempre stato lì, un vero tuffo nella natura circostante.

Questo non è un semplice “copia e incolla” di un modello. Richiede una progettazione attenta che tenga conto delle condizioni locali. Il mio approccio come garden designer è sempre quello di valorizzare l’esistente, facendo della biopiscina un elemento che sembri essere lì da sempre, un tuffo nella natura circostante.

Il clima padano, con estati calde e inverni rigidi, offre condizioni ideali per molte specie vegetali autoctone o naturalizzate che prosperano nelle zone umide.

Nella mia palette vegetale per la fitodepurazione, prediligo specie che resistono bene alle escursioni termiche. Si adattano ai suoli tendenzialmente argillosi che troviamo in pianura, pur migliorando il drenaggio con le stratigrafie apposite.

Piante come il Phragmites australis (canna di palude), l’Iris acquatica, o la Typha latifolia (tifa), non solo sono efficientissime nel processo di depurazione. Si integrano anche visivamente con la vegetazione spontanea dei fossi e delle scoline tipiche del nostro paesaggio. Un vero tocco autoctono.

L’integrazione non è solo una questione di piante. Si tratta di scegliere le forme, i materiali e le finiture che dialoghino con l’architettura della casa e con il contesto agricolo o urbano.

In un progetto in provincia di Modena, per una villa storica, abbiamo optato per una biopiscina con bordi in pietra locale e una forma sinuosa che richiamava i fossati di un tempo. Il risultato? Un’atmosfera senza tempo.

Per una casa più moderna, invece, potremmo osare linee più pulite e finiture in cemento levigato, pur mantenendo intatto il principio della depurazione naturale. Le opzioni sono infinite, davvero.

L’obiettivo è sempre trasformare lo spazio in un giardino naturalistico dove la biopiscina non sia un elemento estraneo. Deve essere un cuore pulsante di vita e bellezza, come ho appreso nella mia specializzazione in Arte dei Giardini allo IUAV di Venezia. Questa è la vera magia del design.

Quali sono i limiti e le considerazioni progettuali di una biopiscina?

La progettazione di una biopiscina comporta alcune considerazioni importanti: richiede spazio adeguato per la zona di fitodepurazione, sufficiente esposizione solare per le piante e un’attenta valutazione della qualità dell’acqua di approvvigionamento. Inoltre, è fondamentale che l’estetica naturale del biolago si allinei con le preferenze del committente, garantendo un risultato armonico e funzionale.

realizzazione biopiscina in villa a bologna, moderna

Ogni progetto ha i suoi limiti e le sue sfide, e anche la biopiscina non fa eccezione. Essere onesti su questi aspetti fa parte del mio approccio professionale.

Il primo aspetto da valutare è lo spazio disponibile. La zona di fitodepurazione richiede una superficie adeguata, solitamente proporzionale all’area di balneazione, per garantire un’efficacia depurativa al meglio. Senza spazio, si fa poco.

Questo significa che in giardini molto piccoli, le soluzioni possono essere più compatte. Magari con sistemi di fitodepurazione “nascosti” o verticali. Però è cruciale non scendere a compromessi sulla loro dimensione minima.

Un altro fattore è l’esposizione solare: le piante depurative necessitano di luce diretta per prosperare e svolgere al meglio il loro lavoro. Senza luce, non funziona.

Una zona troppo ombreggiata potrebbe compromettere l’equilibrio biologico della biopiscina. Un rischio da non sottovalutare.

Inoltre, la disponibilità idrica e la qualità dell’acqua di approvvigionamento iniziale sono da considerare. Qui in Emilia-Romagna, con la variabilità delle precipitazioni e i suoli argillosi, la gestione dell’acqua è un tema davvero importante. E qui, devo ammetterlo, mi sbaglio spesso nelle previsioni iniziali, è un fattore delicato.

Non ultimo, è la percezione estetica del committente. Sebbene io creda fermamente nella bellezza della natura e nella sua integrazione, alcuni potrebbero preferire l’aspetto immacolato e geometrico di una piscina tradizionale, priva di piante o di quella “vita” che caratterizza la biopiscina.

Un biolago, pur con la sua grande versatilità estetica, potrebbe non piacere a tutti. E va bene così, è questione di gusti.

Il mio compito, come architetta paesaggista, è guidare il cliente attraverso queste scelte. Chiaro ogni aspetto, mostro esempi concreti di realizzazioni, come quelli che ho seguito per la progettazione di giardini a Bologna.

La biopiscina è una scelta di vita. È un impegno verso un’estetica più organica e un benessere più autentico. Un modo di vivere il giardino diverso, ma pieno di significato.

È vero che le biopiscine non attirano le zanzare?

Sì, è vero: le biopiscine non attirano le zanzare perché il costante movimento e ricircolo dell’acqua, combinato con la presenza di predatori naturali come libellule e rane attratti dall’ecosistema, impedisce la formazione di focolai di riproduzione. Anzi, contribuiscono a creare un ambiente più equilibrato e a ridurre la presenza di questi insetti molesti nel giardino.

Questa è una delle domande più frequenti che mi vengono poste. La risposta è sempre un sollievo per i miei committenti che sognano un giardino da vivere in piena estate, senza l’incubo delle punture. Non è fantastico?

Il segreto risiede nell’equilibrio biologico e nella dinamica dell’acqua.

Le zanzare depongono le uova in acqua stagnante. Questo lo sappiamo.

Una biopiscina, invece, è caratterizzata da un costante movimento e ricircolo dell’acqua. Un flusso, seppur dolce, che impedisce la formazione di focolai.

L’acqua è sempre in movimento tra la zona di balneazione e quella di fitodepurazione. È un ciclo vitale che non offre le condizioni ideali per la riproduzione di questi insetti.

Inoltre, le piante acquatiche e la biodiversità che esse attraggono giocano un ruolo cruciale.

La presenza di libellule, rane e uccelli (tutti predatori naturali delle zanzare e delle loro larve) crea un vero e proprio sistema di controllo biologico.

Questi “alleati naturali” si insediano spontaneamente in un ecosistema sano come quello di una biopiscina. Contribuiscono a mantenere bassa la popolazione di insetti molesti. È la natura che fa il suo corso.

In un recente progetto in un agriturismo sulle colline modenesi, il proprietario era preoccupato per le zanzare. Ma dopo la messa in acqua della biopiscina e lo sviluppo delle piante, ha notato una drastica diminuzione delle zanzare in tutta l’area del giardino.

Questo è un esempio concreto di come la natura, se ben gestita, può offrire soluzioni efficaci e rispettose dell’ambiente. Migliora il comfort nel tuo spazio esterno senza dover ricorrere a trattamenti antizanzare specifici per giardino. Incredibile ma vero.

Posso personalizzare completamente il design della mia biopiscina?

Assolutamente sì, la personalizzazione è uno dei maggiori punti di forza della biopiscina, che può essere plasmata su misura per integrarsi con qualsiasi stile architettonico o paesaggistico. Dalle linee geometriche e moderne a forme più sinuose e naturali con spiaggette e cascate, ogni progetto è un’opera unica, selezionando materiali e vegetazione per riflettere le esigenze del cliente e del contesto.

Non esiste un modello unico di biopiscina. Ogni progetto è un’opera d’arte su misura, plasmata sulle esigenze e i desideri del committente e sulle caratteristiche del sito.

Questo è un aspetto che amo particolarmente del mio lavoro di architettura del paesaggio. E mi dà molta soddisfazione.

Dimenticate l’immagine stereotipata di uno stagno selvaggio e incolto. Non è quello.

Una biopiscina può avere le linee nette e moderne di una piscina tradizionale, con bordi in cemento o pietra, pavimentazioni eleganti e un’area di fitodepurazione discreta, quasi invisibile.

Oppure, può assumere l’aspetto di un biolago naturale, con forme morbide e sinuose, spiaggette di ghiaia e una profusione di piante acquatiche che creano un’atmosfera lussureggiante e selvaggia.

La scelta dei materiali è vasta: dalle pietre naturali ai legni compositi, dalle resine ai pavimenti drenanti. Tutto è pensato per integrarsi al meglio con il contesto. Le possibilità sono davvero infinite.

In un progetto a Carpi, per esempio, abbiamo realizzato una biopiscina con un’area di balneazione molto geometrica, quasi minimalista. Era affiancata da una zona di fitodepurazione più ricca di vegetazione che fungeva da fondale verde.

Il risultato? Un’armonia perfetta tra rigore formale e natura incontaminata. Un equilibrio che non ti aspetti.

È possibile integrare giochi d’acqua, come piccole cascate che ossigenano l’acqua e creano un sottofondo sonoro rilassante. O ancora, solarium e aree relax con chaise longue immerse nell’acqua bassa.

Anche l’illuminazione gioca un ruolo chiave. Trasforma la biopiscina in un elemento scenografico di grande impatto anche dopo il tramonto.

Il mio metodo di progettazione parte proprio dall’ascolto delle vostre idee, per tradurle in uno spazio che sia unico e profondamente vostro. Perché il vostro giardino merita un progetto su misura.

Spero che questo confronto vi abbia fornito una prospettiva più chiara sulla scelta tra biopiscina e piscina tradizionale.

La decisione finale dipenderà molto dalle vostre priorità. Se cercate la comodità di un tuffo in acqua naturale, un’armonia profonda con l’ambiente e una gestione meno gravosa nel tempo, la biopiscina è la direzione giusta.

Ogni giardino, ogni committente ha la sua storia. E la mia passione è aiutarvi a scriverla, creando spazi esterni che rispecchino i vostri valori e il vostro desiderio di benessere.

Se state sognando un’oasi naturale nel vostro giardino, un angolo di pace dove l’acqua è viva e pura, il primo passo è un sopralluogo per capire insieme le potenzialità del vostro spazio. Scrivetemi per fissare un appuntamento e iniziare a dare forma al vostro progetto: contattami e trasformeremo il vostro sogno in realtà, qui a Modena e in tutta l’Emilia-Romagna. Non c’è nulla di più gratificante, per me.

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