Healing garden: cos’è e come progettarne uno in Italia

Arch. Lusia Mirabella

Garden Designer e Architetto Paesaggista

Porto mantovano, healing garden. Veduta di un healing garden con camminamento in pietra in mezzo alla natura

Il mio percorso come architetta paesaggista mi ha sempre portata a cercare un legame profondo tra la natura e il benessere umano. Questa ricerca ha trovato la sua massima espressione nella progettazione degli healing garden. Non si tratta semplicemente di un bel giardino, ma di una filosofia progettuale che risponde a un bisogno primario dell’essere umano di riconnettersi con il mondo naturale e con se stesso.

È uno spazio pensato per nutrire l’anima e il corpo, un rifugio verde che, qui a Modena come in tutta Italia, risponde a un bisogno crescente di riconnessione. In un’epoca di crescente urbanizzazione e digitalizzazione, dove il contatto con la natura è spesso limitato, la creazione di ambienti che promuovano il ristoro e la guarigione è più che mai fondamentale per la qualità della vita.

La natura non è più un lusso, ma una necessità per la nostra salute psicofisica. La scienza moderna conferma ciò che l’intuizione umana ha sempre saputo: l’esposizione al verde può abbassare i livelli di stress, migliorare l’umore e favorire il recupero da malattie.

Nella mia esperienza, dal primo sopralluogo fino alla messa in acqua di una biopiscina o alla scelta della palette vegetale, ogni dettaglio è scrupolosamente studiato per creare un ambiente che non solo sia esteticamente piacevole, ma che funzioni come un vero e proprio catalizzatore di guarigione e serenità. L’integrazione di elementi sensoriali, percorsi meditativi e spazi per l’attività fisica dolce è al centro di ogni mio progetto, plasmando il giardino intorno alle esigenze specifiche di chi lo abiterà.

Cos’è un healing garden e perché è così importante oggi?

Un healing garden, o giardino terapeutico, è uno spazio verde progettato per migliorare il benessere fisico, mentale ed emotivo di chi lo frequenta. Offre un ambiente che favorisce il recupero, riduce lo stress e crea connessione con la natura.

Oggi, in un mondo sempre più frenetico e spesso disconnesso, l’importanza di questi spazi è cresciuta moltissimo. Sono diventati un punto di riferimento non solo in contesti sanitari, come ospedali e case di cura, ma anche in ambiti privati e lavorativi, nelle residenze o nei luoghi di lavoro. La loro rilevanza è accentuata dalla crescente consapevolezza scientifica dei benefici del contatto con la natura, un concetto noto come biofilia.

Questa teoria, sviluppata dal biologo Edward O. Wilson, suggerisce che gli esseri umani hanno una tendenza innata a connettersi con la vita e i processi naturali. Gli healing garden capitalizzano su questa predisposizione, offrendo un’immersione controllata e progettata nel verde, che va oltre la semplice osservazione, invitando all’interazione e alla partecipazione attiva.

La mia specializzazione in Healing Gardens e Orto-terapia, ottenuta dopo la mia formazione allo IUAV di Venezia, mi ha permesso di capire a fondo come un giardino possa trasformarsi da semplice elemento estetico a un vero e proprio strumento di cura. Non è così semplice come sembra, poiché richiede una profonda comprensione sia della botanica che della psicologia ambientale, della fisiologia umana e delle dinamiche sociali. È un campo multidisciplinare che unisce l’arte del landscaping con la scienza del benessere.

Questi giardini nascono da una progettazione attenta e consapevole, dove ogni scelta, dalla disposizione dei sentieri alla selezione delle piante, è guidata da un obiettivo terapeutico. Integrano principi di design biofilico per stimolare i sensi e dare un senso di calma e sicurezza, replicando le condizioni naturali che istintivamente troviamo rigeneranti. Non sono soluzioni generiche, ma interventi su misura, dove ogni elemento viene calibrato per massimizzare l’impatto terapeutico, considerando le specifiche esigenze degli utenti, il microclima locale e le caratteristiche del suolo.

Un esempio comune qui in Emilia-Romagna è la creazione di percorsi pedonali accessibili in case di riposo, dove il fruscio delle foglie di aceri o pioppi, il profumo di erbe aromatiche come il rosmarino o la menta, o la vista di fiori colorati di lavanda o verbena, aiuta a riattivare i sensi e a distogliere la mente dalle preoccupazioni quotidiane. In molti progetti, ho integrato piccoli specchi d’acqua o fontane, il cui suono costante è un potente agente di distrazione positiva, capace di mascherare rumori esterni indesiderati e favorire la meditazione.

Ogni elemento – dal percorso al tipo di pianta, dalla seduta al suono dell’acqua – è scelto per rispondere a specifiche esigenze degli utenti. Ho visto, per esempio, come un piccolo orto possa risvegliare la curiosità e il senso di utilità in persone anziane, offrendo loro un’attività significativa e un forte senso di realizzazione, stimolando la memoria, la motricità fine e il senso di responsabilità. La cura di una pianta, dal seme al frutto, è un ciclo vitale che si riflette positivamente sull’equilibrio interiore.

E come una passeggiata in un’area boschiva ben strutturata, con alberi autoctoni che creano una copertura protettiva, riduca i livelli di ansia in pazienti stressati, fornendo uno spazio sicuro per la riflessione e il rilassamento. La capacità di questi spazi di favorire il “qui e ora”, distogliendo da preoccupazioni e disagi, è un potere che valuto attentamente in ogni fase del progetto.

È una filosofia che mette al centro l’uomo e la sua profonda necessità di contatto con la terra, con i profumi e i colori che solo un giardino ben studiato sa offrire, trasformando il verde in un catalizzatore di guarigione e crescita personale. La natura, in un healing garden, non è uno sfondo, ma un protagonista attivo nel percorso di benessere.

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Quali benefici porta un giardino terapeutico al benessere psicofisico?

Un giardino terapeutico porta benefici concreti e misurabili al benessere psicofisico. Agisce per ridurre lo stress, migliorare l’umore e supportare i processi di recupero. Tutto ciò stimola delicatamente i sensi e offre un rifugio di pace.

Le ricerche nel campo della psicologia ambientale, come quelle di diverse università europee e istituti di ricerca internazionali (si pensi agli studi dell’Environmental Psychology Group in Svezia o del Center for Health Systems & Design in America), mostrano chiaramente il legame tra l’esposizione alla natura e la diminuzione della pressione sanguigna. Si vede anche una riduzione dei livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e un aumento della capacità di attenzione, con miglioramenti significativi nelle funzioni cognitive.

Questi effetti non sono solo teorici; nella mia esperienza, si traducono in un miglioramento tangibile della qualità della vita delle persone. Per esempio, un healing garden ben progettato può contribuire a ridurre il bisogno di farmaci ansiolitici in pazienti ospedalizzati o a migliorare la qualità del sonno in chi soffre di insonnia, semplicemente offrendo un ambiente che favorisce il rilassamento profondo e la distrazione positiva.

Nella mia esperienza, questi giardini non sono solo luoghi di osservazione passiva. Sono spazi di interazione attiva che invitano a partecipare e a coinvolgere tutti i sensi, dal tatto al profumo, dalla vista all’udito. L’interazione tattile con le foglie, la percezione olfattiva di erbe aromatiche, la vista di colori vivaci o di un paesaggio armonioso, e il suono rilassante dell’acqua o del vento tra le foglie, contribuiscono a creare un’esperienza multisensoriale che stimola il cervello in modo positivo.

Ad esempio, in un progetto che ho seguito per una residenza per anziani vicino Bologna, ho inserito aree dedicate all’orto-terapia. Vedere gli ospiti, molti dei quali con problemi cognitivi come l’Alzheimer o la demenza senile, prendersi cura delle piante, seminare e raccogliere, è stata la prova tangibile di come queste attività semplici possano stimolare la memoria e migliorare la motricità fine.

Creano un forte senso di scopo e comunità, fondamentale per il loro benessere psicologico. Il contatto con la terra, l’odore dell’erba fresca e la vista di fiori colorati hanno un effetto quasi immediato sul loro umore, riducendo l’agitazione e favorendo momenti di serenità e lucidità. Le verdure coltivate, poi, venivano spesso utilizzate nella cucina della residenza, chiudendo un cerchio virtuoso di cura e nutrimento.

Allo stesso modo, per chi è in convalescenza da un intervento chirurgico o una malattia prolungata, un percorso sensoriale con diverse texture sotto i piedi (ghiaia fine, corteccia, legno), il suono di una piccola cascata o il profumo di erbe aromatiche come la salvia o la melissa può aiutare a riattivare i sensi e a distogliere la mente dal dolore o dalla preoccupazione.

Così si favorisce una riabilitazione più serena ed efficace, accelerando i tempi di recupero e migliorando la percezione della propria condizione. Questi benefici non sono magia, ma il risultato di una profonda comprensione di come il nostro corpo e la nostra mente rispondano agli stimoli naturali, permettendo al verde di agire come un potente alleato terapeutico, integrando la medicina tradizionale con un approccio olistico al benessere.

Come si progetta un healing garden: il mio approccio come garden designer?

Progettare un healing garden significa usare un approccio profondamente personalizzato. Parto da un’attenta analisi delle esigenze degli utenti e del contesto. Poi le trasformo in uno spazio che sia bello, funzionale e terapeutico.

Nel mio studio a Modena, il primo passo è sempre un dettagliato brief progettuale con il committente. Qui cerco di capire non solo le aspettative estetiche, ma soprattutto gli obiettivi terapeutici e le caratteristiche delle persone che useranno il giardino: la loro età, le condizioni di salute, le preferenze sensoriali e le abitudini quotidiane.

Questo è il cuore del mio metodo di progettazione, poiché mi permette di costruire una visione che vada oltre il semplice abbellimento. Ad esempio, se il giardino è per una clinica specializzata in riabilitazione, è cruciale sapere se sarà utilizzato per la riabilitazione motoria (richiedendo percorsi ampi e sicuri), la meditazione (necessitando angoli tranquilli e schermati) o per alleviare l’ansia dei familiari (con spazi accoglienti e visivamente rassicuranti).

È qui che si gettano le basi per un progetto davvero significativo e tailor-made, che si adatti come un abito su misura al suo fruitore, non un generico “giardino bello”. Questo processo di ascolto profondo assicura che il giardino risponda in modo autentico e mirato ai bisogni specifici di guarigione e benessere.

Dopo il brief, segue il sopralluogo. È un momento chiave per capire le specificità del sito: l’esposizione solare in diverse ore del giorno e in diverse stagioni, il microclima padano con le sue estati calde e inverni rigidi, la tipologia di suolo argilloso spesso presente nella nostra pianura. Tutti questi elementi influenzano la scelta della palette vegetale e la disposizione delle aree funzionali.

Un terreno pesante e poco drenante, tipico del modenese o del bolognese, richiederà interventi specifici per evitare ristagni d’acqua, come la realizzazione di sistemi di drenaggio o l’introduzione di materiale inerte per migliorare la struttura. Allo stesso modo, l’ombra proiettata da edifici o alberi esistenti determinerà la posizione di aree di riposo, dove la frescura è apprezzata, o di piante che amano l’ombra, garantendo la loro prosperità e un’estetica coerente.

La scelta delle piante è un esempio perfetto di questa attenzione al dettaglio. Per esempio, se il giardino è destinato a persone con mobilità ridotta, l’accessibilità dei percorsi e la presenza di ringhiere o punti di appoggio sono prioritari. Le piante selezionate dovranno essere a bassa manutenzione e non tossiche.

Se si cerca un effetto calmante, privilegio colori tenui e piante con movimenti lenti, come le graminacee ornamentali che ondeggiano dolcemente, evitando stimoli troppo forti o suoni invasivi. Al contrario, per stimolare l’attenzione e la curiosità in contesti terapeutici, posso inserire piante con texture diverse (come la Stachys byzantina, “orecchie d’agnello”) o punti di interesse visivo, come una scultura o un piccolo specchio d’acqua che riflette la luce.

Il mio ruolo come garden designer è proprio quello di interpretare questi bisogni e trasformarli in un progetto concreto. Deve adattarsi al luogo e alle persone, garantendo che ogni elemento contribuisca attivamente all’obiettivo terapeutico. Ciò include la scelta di materiali ecocompatibili e soluzioni a basso impatto ambientale, in linea con una progettazione sostenibile che rispetti sia l’uomo che la natura. Un healing garden ben progettato non è solo un luogo di cura, ma anche un esempio di armonia ecologica.

Quali elementi chiave non possono mancare in un healing garden efficace?

In un healing garden efficace, diversi elementi chiave devono essere ben integrati. Creano un ambiente che stimola tutti i sensi, garantisce sicurezza e offre opportunità di interazione e riposo. Così contribuiscono al benessere in ogni suo aspetto.

Non è una lista fissa, ma un bilanciamento tra natura e funzione, dove ogni componente lavora in sinergia per massimizzare l’impatto terapeutico. Uno degli aspetti fondamentali è la scelta della palette vegetale.

Prediligo piante autoctone o ben adattate al nostro microclima padano, non solo per sostenibilità e riduzione della manutenzione, ma anche per la loro capacità di evocare familiarità e radicamento nel contesto locale. Devono essere non tossiche, prive di spine o allergeni, e con caratteristiche sensoriali variegate, come la lavanda per il suo profumo rilassante e il colore viola che evoca calma, l’erba luigia per il suo tocco delicato e la fragranza agrumata, o il bambù per il fruscio delle sue foglie e la sua eleganza verticale. La varietà è tutto, ma la sicurezza e la facilità di manutenzione sono altrettanto cruciali per un ambiente che deve essere una fonte di pace, non di preoccupazioni.

L’accessibilità è un altro pilastro irrinunciabile. Percorsi ampi (minimo 1,5 metri di larghezza per consentire il passaggio di sedie a rotelle o accompagnatori), privi di barriere architettoniche, con superfici antiscivolo (come pavimentazioni drenanti o ghiaia stabilizzata) e ben illuminate sono essenziali, soprattutto se il giardino è frequentato da persone anziane o con disabilità motorie o visive. Questo include anche l’installazione di corrimano o ringhiere dove necessario, specialmente lungo le rampe o i dislivelli, e la creazione di piazzole di sosta frequenti per chi ha bisogno di riposare o semplicemente di sedersi e contemplare.

Poi ci sono le zone di riposo: panchine comode e ben progettate, magari immerse in aree ombreggiate da alberi a foglia caduca per un comfort estivo o sotto pergolati con piante rampicanti, dove ci si possa sedere, osservare e riflettere in tranquillità. Spesso le progetto con sedute di diverse altezze o con schienali ergonomici per accogliere diverse esigenze fisiche, e con materiali naturali come il legno che si integrano perfettamente nell’ambiente.

Gli elementi d’acqua, come piccole fontane, cascate discrete o ruscelli che serpeggiano delicatamente, sono incredibilmente efficaci per il loro potere calmante, sia visivo che sonoro, capaci di mascherare i rumori esterni indesiderati e di aggiungere un senso di vita e freschezza all’ambiente. E spesso, in contesti più ampi, integro la progettazione di biopiscine o biolaghi per offrire un contatto ancora più profondo con l’elemento liquido, permettendo anche l’idroterapia in un contesto naturale.

Infine, aree dedicate ad attività specifiche, come piccoli orti rialzati per l’orto-terapia (per facilitare l’accesso a persone con difficoltà motorie) o spazi delimitati per la meditazione e la ginnastica dolce, completano l’esperienza. Rendono il giardino un luogo di cura a tutto tondo, non solo per la contemplazione ma anche per l’azione e la riabilitazione. L’integrazione di arte ambientale o sculture realizzate con materiali naturali, posizionate in punti strategici, può inoltre aggiungere un elemento di bellezza e stimolo visivo, invitando alla riflessione e all’apprezzamento estetico. Ogni dettaglio mira a creare un’esperienza immersiva e terapeutica.

L’importanza della fitodepurazione e degli elementi d’acqua in un healing garden.

In un healing garden, gli elementi d’acqua, specialmente se integrati con sistemi di fitodepurazione, sono di primaria importanza. Creano un punto focale estetico e un ambiente sonoro e visivo che favorisce calma e purificazione. Sia dell’acqua che dell’animo.

Il suono delicato di un ruscello che scorre dolcemente, il cadere costante delle gocce da una fontana di design, o il luccichio di uno specchio d’acqua che riflette il cielo e la vegetazione circostante sono potenti agenti di benessere. Riescono a ridurre il rumore ambientale indesiderato, creando una “maschera sonora” rilassante, e a introdurre movimento e vita nel giardino.

Catturano l’attenzione senza sovraccaricare, offrendo un punto di focalizzazione che aiuta a distogliere la mente da pensieri ansiosi o stressanti. L’acqua è un simbolo universale di purezza, rigenerazione e fluidità, e la sua presenza in un giardino terapeutico è quasi indispensabile per il suo potere intrinseco di favorire la riflessione e la pace interiore, stimolando una sensazione di connessione profonda con i cicli naturali.

Quando progetto biopiscine e biolaghi, in particolare, uso la fitodepurazione come sistema naturale per la depurazione dell’acqua. Questa tecnologia, che sfrutta le capacità filtranti di specifiche colture acquatiche e substrati naturali, crea delle vere e proprie zone umide all’interno del sistema idrico. Invece di usare sostanze chimiche aggressive come il cloro, si impiegano piante come la canna di palude (Phragmites australis), l’iris d’acqua (Iris pseudacorus) o la tifa (Typha latifolia), che assorbono i nutrienti in eccesso, i metalli pesanti e altri contaminanti dall’acqua attraverso il loro sistema radicale, purificandola in modo ecologico ed efficiente.

Queste zone di fitodepurazione non sono solo efficienti filtri biologici, ma anche habitat ricchi di biodiversità. Pensiamo alle ninfee che fioriscono sulla superficie dell’acqua, alle libellule che danzano agilmente sui bordi, alle rane che popolano l’ecosistema o al leggero fruscio delle canne mosse dal vento.

Sono tutti elementi che contribuiscono a creare un equilibrio biologico vibrante e una scena naturale estremamente rilassante. La presenza di fauna selvatica come uccelli che si abbeverano o anfibi che si muovono nel loro ambiente arricchisce ulteriormente l’esperienza sensoriale, aggiungendo suoni e movimenti che sono essi stessi terapeutici e rigeneranti, invitando alla contemplazione della vita e dei suoi cicli.

Un biolago o una biopiscina ben progettata diventa quindi una risorsa terapeutica aggiuntiva. Offre un contatto diretto con un’acqua cristallina e viva, priva di sostanze chimiche. Un luogo dove mente e corpo possono rigenerarsi in completa armonia con l’ambiente circostante, magari con la possibilità di balneazione in un contesto totalmente naturale. È un vero toccasana che integra sostenibilità, estetica e benessere profondo, dimostrando come le soluzioni ispirate alla natura siano spesso le più efficaci e rigeneranti.

biopiscina balneabile all'interno di un healing garden. Veduta dal lato della fitodepurazione naturale.

I healing garden si adattano a ogni contesto, dal privato all’aziendale?

Assolutamente sì. I healing garden sono estremamente versatili e possono essere progettati per adattarsi a una vasta gamma di contesti. Dal piccolo spazio privato alla grande area aziendale. L’importante è che la progettazione sia mirata e risponda alle esigenze specifiche degli utenti e dell’ambiente circostante. La chiave sta proprio nell’adattare i principi terapeutici e sensoriali alle dimensioni, alla funzione e al pubblico di riferimento del giardino, creando un design flessibile e su misura.

Per esempio, per una villa privata qui nell’entroterra emiliano, con le sue tradizioni e il suo paesaggio, potrei creare un giardino più intimo, con angoli meditativi appartati, forse un padiglione in legno per la lettura o lo yoga, e una palette vegetale che rifletta i gusti personali del committente, magari con un’area per l’orto-terapia se è un desiderio specifico per la famiglia, inclusi bambini.

Un giardino privato può diventare un rifugio personale per la meditazione, la lettura o semplicemente per godere della tranquillità in un contesto protetto, un’estensione della casa che offre serenità e ristoro dalla vita quotidiana. Potrebbe includere un percorso sensoriale con piante aromatiche e diverse texture sotto i piedi, per stimolare i sensi e favorire il “qui e ora”.

Per contesti più ampi, come ospedali o case di cura, il design si concentrerà sull’accessibilità universale, sulla sicurezza e sulla varietà di stimoli controllati. Creerà percorsi che offrano diverse esperienze sensoriali (uditive, olfattive, visive, tattili) e aree di riposo protette dal sole e dal vento, garantendo che tutti, inclusi pazienti con difficoltà motorie o cognitive, possano beneficiarne appieno.

In questi casi, la presenza di personale specializzato per l’accompagnamento e l’utilizzo terapeutico del giardino è cruciale per massimizzare l’efficacia del programma di cura, trasformando il giardino in un vero e proprio strumento riabilitativo. Questi giardini spesso includono elementi di facile orientamento e segnaletica chiara, per ridurre la confusione in pazienti con deficit cognitivi.

Ma gli healing garden trovano applicazione anche in ambiti meno ovvi, come i giardini aziendali. In un’azienda di Modena che ho avuto il piacere di progettare, ho creato un’area verde che include elementi rilassanti e zone per brevi pause, dimostrando come anche un ambiente lavorativo possa beneficiare di spazi verdi curativi.

Questo giardino, pensato per i dipendenti, presentava percorsi brevi per “passeggiate mindful” e aree con panchine comode e vegetazione fitta per garantire privacy. Questi giardini possono ridurre lo stress dei dipendenti, migliorare la loro concentrazione e offrire un’oasi di tranquillità durante la giornata lavorativa, fungendo da “valvola di sfogo” per le tensioni. Influenzano positivamente l’ambiente e la produttività generale, creando un luogo dove le persone possono rigenerarsi e trovare ispirazione, aumentando anche il senso di appartenenza all’azienda e migliorando il benessere complessivo del team. Un investimento nel verde aziendale è, in definitiva, un investimento nel capitale umano dell’impresa.

Veduta di un healing garden rilassante per i dipendenti di un'azienda in provincia di modena

È possibile integrare spazi wellness come minispa e sauna in un healing garden?

Certo, non è solo possibile ma spesso auspicabile integrare spazi wellness come minispa e sauna all’interno di un healing garden. Si crea così un’esperienza di benessere ancora più completa e profonda. Il potere rigenerante della natura si fonde con il relax termale, offrendo un connubio perfetto per la cura del corpo e della mente.

Immaginate di uscire da una sessione di sauna calda e purificante e di immergervi immediatamente in un ambiente verde e profumato, magari con una vista su un biolago cristallino o un campo di lavanda. O di godere di un idromassaggio all’aperto, sotto il cielo stellato o avvolti dalla luce tenue dell’alba, circondati da piante aromatiche e il suono dolce e ipnotico dell’acqua. Questo tipo di integrazione arricchisce l’offerta terapeutica del giardino, rendendolo un vero e proprio santuario del benessere, dove l’idroterapia e la termoterapia si uniscono ai benefici intrinseci del contatto con la natura, creando un’esperienza olistica e immersiva. Parliamo di lusso rigenerante, ma anche di una profonda ricerca dell’equilibrio e del benessere totale, dove ogni elemento contribuisce a un senso di armonia.

Quando valuto l’inserimento di una minispa e sauna in un progetto di healing garden, tengo conto di diversi fattori. Innanzitutto, la posizione: è importante che questi elementi si integrino armoniosamente nel paesaggio. Magari in aree più appartate e protette per garantire la privacy necessaria, ma comunque collegate visivamente al resto del giardino per mantenere la connessione con la natura.

La scelta dei materiali, come il legno naturale per le saune e le cabine, pietre locali per i rivestimenti esterni e finiture discrete per le minispa, è cruciale per mantenere l’estetica naturale del giardino, evitando contrasti troppo forti che potrebbero rompere l’armonia visiva e sensoriale. L’obiettivo è che la struttura sembri emergere naturalmente dal paesaggio, non come un’aggiunta artificiale.

Penso anche all’illuminazione, che di sera può creare un’atmosfera magica e rilassante attorno a queste aree, usando luci soffuse e indirette che non disturbino l’ambiente notturno e non creino inquinamento luminoso. Possono essere integrate luci subacquee nella minispa o luci a pavimento lungo i percorsi per guidare e creare un’atmosfera suggestiva. L’obiettivo è che ogni componente, dal verde circostante al calore della sauna, dal vapore benefico alla pressione dell’acqua dell’idromassaggio, lavori in sinergia per avvolgere la persona in un’esperienza di relax totale. Unisce i benefici dell’idroterapia e della termoterapia con quelli intrinseci del contatto con un ambiente naturale ben progettato. Questa sinergia crea un’oasi dove il riposo e la rigenerazione diventano un’esperienza multisensoriale e indimenticabile, un vero e proprio investimento nella propria salute e serenità.

Quali sono le sfide nella realizzazione di un healing garden in Emilia-Romagna?

Realizzare un healing garden in Emilia-Romagna presenta sfide specifiche legate al nostro microclima padano. È caratterizzato da estati calde e secche e inverni rigidi, con occasionali gelate intense. Anche la composizione del suolo argilloso è un fattore. Richiede un’attenta selezione delle piante e una gestione oculata delle risorse idriche. Non si tratta solo di scegliere piante resistenti. È necessario capire come creare un ecosistema che possa prosperare nel tempo con la minima manutenzione possibile, senza rinunciare all’efficacia terapeutica e all’estetica desiderata.

Una delle prime difficoltà è la scelta della palette vegetale. Dobbiamo selezionare specie che non solo abbiano proprietà sensoriali adatte a un giardino terapeutico – come profumi rilassanti, colori vivaci, texture interessanti – ma che siano anche resilienti alle ampie escursioni termiche e alla siccità estiva, che in alcune zone della pianura possono essere significative.

Questo spesso significa orientarsi verso piante mediterranee ben adattate (come lavanda, rosmarino, mirto, oleandro) o specie autoctone che tollerano bene la scarsità d’acqua e il freddo invernale, come alcune graminacee ornamentali o arbusti della macchia. Possono essere integrati sistemi di raccolta dell’acqua piovana o di irrigazione a goccia a basso consumo per ottimizzare l’uso dell’acqua, un aspetto cruciale in una regione che affronta sempre più spesso periodi di siccità.

Il suolo argilloso, tipico della pianura emiliana, è un altro elemento da considerare con attenzione. Tende a compattarsi facilmente e a drenare male, specialmente in presenza di forti piogge, rischiando il ristagno idrico e il soffocamento delle radici delle piante meno tolleranti.

Richiede spesso interventi di miglioramento della struttura del terreno prima della messa a dimora. Questo può includere l’aggiunta di sabbia grossolana, ghiaia e abbondante materiale organico come compost o torba, per migliorare il drenaggio, la porosità e la fertilità.

In un recente progetto per un centro di riabilitazione vicino a Modena, ho dovuto lavorare a lungo sulla preparazione del terreno, implementando un sistema di drenaggio sotterraneo e aggiungendo grandi quantità di sabbia e materiale organico. Questo prima di poter piantare le specie arbustive e le erbacee che avrebbero costituito le diverse zone umide e percorsi sensoriali, garantendo la loro sopravvivenza e la vitalità del giardino.

Questi aspetti tecnici, sebbene spesso invisibili all’occhio del fruitore, sono fondamentali e determinano la salute e la vitalità del giardino a lungo termine. Affrontare queste sfide con una progettazione consapevole, basata sulla conoscenza approfondita del territorio emiliano, e soluzioni innovative è essenziale per creare un healing garden che prosperi e mantenga la sua funzione terapeutica nel contesto specifico dell’Emilia-Romagna, diventando un modello di sostenibilità e resilienza. La scelta di architetture e strutture resistenti agli agenti atmosferici locali è anch’essa cruciale per la durabilità del progetto.

Come Arch. Luisa Mirabella garantisce l’efficacia a lungo termine di un healing garden?

Per garantire l’efficacia a lungo termine di un healing garden, Arch. Luisa Mirabella adotta un approccio olistico. Dalla selezione di piante resilienti alla pianificazione per l’evoluzione dello spazio, ogni fase è pensata per assicurare che il giardino continui a nutrire e ispirare chi lo vive. Supporta la sua gestione nel corso degli anni.

La mia formazione e l’esperienza sul campo mi hanno insegnato che un giardino è un organismo vivente, in costante cambiamento, non una statica installazione. Per mantenere la sua funzione terapeutica e la sua bellezza, deve essere pensato per crescere, evolversi e adattarsi nel tempo.

Una parte fondamentale di questo processo è la scelta di una palette vegetale. Non solo deve essere esteticamente gradevole e sensorialmente ricca. Deve anche essere robusta, adatta al microclima padano e in grado di resistere alle pressioni ambientali locali, così da richiedere una manutenzione sostenibile e non gravosa per il committente. Utilizzo tecniche di gardening a basso impatto, come il dry gardening e la selezione di piante xeriscape, per favorire la resilienza del giardino e ridurre il bisogno di risorse esterne.

E dedico molta attenzione alla progettazione di strutture e percorsi che siano durevoli e sicuri, usando materiali di qualità, preferibilmente locali e sostenibili, che resistano all’usura del tempo e agli agenti atmosferici. Questo significa pavimentazioni robuste, arredi esterni resistenti e sistemi di irrigazione efficienti e a basso consumo.

Ma non è solo una questione tecnica: l’efficacia a lungo termine di un healing garden dipende anche dalla sua capacità di stimolare l’interazione e l’attaccamento da parte degli utenti. Un giardino che viene “sentito proprio” è un giardino che verrà curato e apprezzato nel tempo. Spesso, includo elementi che possono essere attivamente curati o modificati, come piccoli orti per la coltivazione stagionale o aree dove si possono piantare nuove specie o spostare arredi leggeri. Così si crea un senso di ownership e connessione profonda tra le persone e il loro spazio verde.

Offro anche consulenze per la gestione e la manutenzione successiva, includendo piani stagionali dettagliati e suggerimenti per l’evoluzione del giardino. Questo per assicurare che il giardino evolva nel modo migliore e continui a essere un rifugio di benessere. Mantiene il suo equilibrio biologico e la sua funzione terapeutica, adattandosi alle esigenze mutevoli degli utenti e dell’ambiente.

La creazione di un healing garden è per me l’espressione più profonda del mio lavoro. Non solo progettare bellezza, ma generare benessere attraverso il contatto autentico con la natura. Ogni progetto è un viaggio che intraprendo con il committente, unendo la mia conoscenza specialistica in Healing Gardens e Orto-terapia alla mia esperienza diretta nel contesto emiliano-romagnolo, trasformando un’idea in uno spazio vivo che curi e ispiri. Se il tuo desiderio è creare un giardino che sia un vero rifugio per l’anima, un luogo dove ritrovare equilibrio e serenità, ti invito a parlarne con me. Il primo passo è sempre un sopralluogo e un ascolto attento delle tue esigenze, per comprendere la tua visione e tradurla in realtà.

Scrivimi per fissarne uno e iniziare a immaginare insieme il tuo giardino di benessere. Un’oasi che aspetta solo di prendere forma, qui nella tua casa o nella tua azienda in Emilia-Romagna, un luogo dove la natura e il tuo benessere si incontrano.

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