Fitodepurazione: come funziona e quando usarla in giardino

Arch. Lusia Mirabella

Garden Designer e Architetto Paesaggista

esempio di zona di fitodepurazione per un biolago

Spesso, quando parlo di biopiscine, l’attenzione si concentra sull’estetica, sulla sensazione di nuotare in un’acqua naturale. Ma il cuore pulsante di questi specchi d’acqua, il motore che li rende vivi e cristallini, è un processo tanto elegante quanto potente: la fitodepurazione.

Non è un semplice filtro. È un piccolo ecosistema ingegnerizzato che lavora in silenzio, usando la forza della natura per garantire un’acqua pura, senza l’ombra di un prodotto chimico.

Nella mia esperienza come garden designer, ho visto la fitodepurazione trasformare giardini in vere oasi. È una tecnologia biologica che chiede conoscenza del suolo, delle piante e dell’idraulica, ma il cui risultato è un’armonia che una piscina tradizionale non potrà mai replicare.

Cos’è esattamente la fitodepurazione e come funziona?

La fitodepurazione è un sistema naturale per purificare l’acqua. Sfrutta l’azione combinata di piante specifiche, substrati inerti (come ghiaia e sabbia) e microrganismi. In pratica, si crea una zona umida controllata, una vasca adiacente all’area dove si nuota, dove l’acqua viene fatta circolare e purificata prima di tornare limpida e pronta per l’uso.

Questo processo, come indicato dalle linee guida ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), si basa su processi biologici. I veri protagonisti sono colonie di batteri “buoni” che si insediano sulla superficie porosa del materiale di substrato (ghiaia, lapillo vulcanico), formando un biofilm. I batteri in questo biofilm degradano le sostanze organiche inquinanti, trasformandole in composti più semplici. Le radici delle piante, invece, assorbono i nutrienti in eccesso, come nitrati e fosfati, che altrimenti farebbero crescere le alghe. Funziona come un vero e proprio rene per il giardino, mantenendo l’equilibrio biologico dell’acqua.

Il sistema più comune che uso nei miei progetti per biopiscine è quello a flusso sommerso. L’acqua scorre sotto la superficie del substrato, attraversando la fitta rete di radici delle piante. Questo significa che non c’è acqua stagnante in superficie, eliminando così il rischio di proliferazione di zanzare e garantendo un aspetto sempre ordinato e pulito. Esistono anche sistemi a flusso superficiale, più simili a un vero stagno, ma sono meno adatti per le biopiscine domestiche proprio per il rischio di insetti e per la gestione più complessa.

Quali piante si usano per una vasca di fitodepurazione?

Per una vasca di fitodepurazione si utilizzano piante acquatiche specifiche chiamate macrofite, scelte per il loro ruolo funzionale. Piante con radici profonde come la Typha e il Phragmites ossigenano il substrato per i batteri buoni, mentre specie esteticamente piacevoli come l’Iris e la Lythrum salicaria assorbono i nutrienti in eccesso, prevenendo la formazione di alghe.

Nei miei progetti, divido le piante in base al loro ruolo specifico. Alcune, come la Typha latifolia o il Phragmites australis, hanno un apparato radicale profondo e robusto. Sono perfette per ossigenare il substrato e creare un habitat ideale per i batteri depuratori. Attenzione: sono piante vigorose, da usare con attenzione in giardini di piccole dimensioni per evitare che diventino invasive.

Altre, come l’Iris pseudacorus (il giaggiolo acquatico) o la Lythrum salicaria, sono instancabili “lavoratrici”. Le loro radici assorbono grandi quantità di nutrienti. In più, regalano fioriture spettacolari. Questo aggiunge un valore estetico non da poco alla zona di filtrazione. La corretta selezione delle piante acquatiche garantisce l’equilibrio biologico e la limpidezza dell’acqua nel lungo periodo.

Infine, piante ossigenanti come il Ceratophyllum demersum lavorano sommerse. Rilasciano ossigeno direttamente nell’acqua. Intanto, ninfee e altre galleggianti ombreggiano la superficie, limitando la crescita delle alghe. La combinazione di queste specie, adatte al microclima padano, crea un filtro biologico resiliente e auto-sufficiente.

Lo schema di un impianto di fitodepurazione per biopiscine

Un sistema di fitodepurazione per una biopiscina o un biolago balneabile ha due aree distinte ma collegate: la zona di balneazione e la zona di rigenerazione, cioè la vasca di fitodepurazione. Una piccola pompa a basso consumo energetico assicura la circolazione costante dell’acqua tra le due zone.

La vasca di fitodepurazione si costruisce con una stratigrafia precisa. Sul fondo di un telo impermeabilizzante in EPDM, un materiale elastico e resistente ai raggi UV, si posa un sistema di tubi drenanti forati. Sopra questi, si stendono strati di ghiaia o lapillo vulcanico con granulometria decrescente: più grossolano sul fondo per favorire il drenaggio, più fine in superficie per supportare le radici. È in questo letto di inerti che si piantano le macrofite acquatiche.

L’acqua dalla zona di nuoto viene prelevata da uno skimmer (che rimuove foglie e detriti superficiali) e inviata nella vasca di fitodepurazione. Qui filtra lentamente verso il basso, attraversando il substrato e la fitta rete di radici. Durante questo passaggio, l’acqua si purifica biologicamente e meccanicamente. Una volta raggiunti i tubi drenanti sul fondo, l’acqua pulita viene aspirata dalla pompa e reimmessa dolcemente nella zona balneabile, spesso tramite una piccola cascata o una sorgente che aiuta anche a ossigenarla. Questo ciclo chiuso assicura una filtrazione continua ed efficace.

Il dimensionamento è cruciale e non ammette improvvisazione. Un errore comune è sottodimensionare la zona filtro. Nella mia esperienza, per avere un’acqua cristallina, il rapporto tra l’area di fitodepurazione e quella di balneazione deve essere circa di 1:1. In un recente progetto in un agriturismo sulle colline modenesi, abbiamo dedicato un’area di 80 mq alla depurazione per una zona nuoto di dimensioni simili. I risultati? Eccellenti, sia in trasparenza che in stabilità biologica, anche con un numero elevato di bagnanti.

La fitodepurazione attira le zanzare?

Questa è una delle domande più frequenti che ricevo durante i sopralluoghi, ed è una preoccupazione legittima, soprattutto nelle nostre estati emiliane. La risposta, quando il sistema è progettato correttamente, è un netto no. Anzi, un ecosistema acquatico ben bilanciato aiuta a tenere sotto controllo la popolazione di zanzare.

Come accennato, nei sistemi a flusso sommerso, l’acqua scorre costantemente sotto la superficie del ghiaietto. Non esiste acqua stagnante dove le larve di zanzara possano svilupparsi. A differenza di sottovasi, tombini o teli abbandonati in giardino, la zona di fitodepurazione non è un sito di riproduzione. Inoltre, l’acqua in movimento nella zona di balneazione scoraggia la deposizione delle uova.

C’è di più. Una biopiscina sana attira una ricca biodiversità, tra cui i predatori naturali delle zanzare. Libellule, le cui larve sono voraci cacciatrici di larve di zanzara, e piccoli anfibi come le raganelle trovano qui un habitat ideale. Questo crea un equilibrio ecologico che rende l’area meno ospitale per gli insetti fastidiosi. Unire questo approccio con un trattamento antizanzare per giardino mirato nelle aree perimetrali del giardino crea un comfort esterno completo, permettendo di godere dello spazio verde senza disagi.

Quali sono i costi e la manutenzione di un sistema di fitodepurazione?

Il costo iniziale per realizzare una biopiscina con fitodepurazione è paragonabile a quello di una piscina tradizionale di alta gamma. Comprende scavo, impermeabilizzazione, impianto idraulico, materiali per il substrato e le piante. Tuttavia, il vero vantaggio emerge nel lungo periodo, con un ammortamento significativo dei costi di gestione.

I costi di esercizio sono drasticamente più bassi. Si eliminano completamente le spese per prodotti chimici come cloro, antialghe e correttori di pH. Il consumo elettrico della pompa di ricircolo, un modello a basso wattaggio, è minimo: parliamo di un assorbimento simile a quello di una lampadina, circa un quarto o un quinto rispetto a un sistema di filtrazione tradizionale. Questo si traduce in un risparmio annuale che può superare l’80% rispetto alla gestione di una piscina a cloro.

La manutenzione è più simile a quella del giardinaggio che a quella di una piscina. A fine inverno, si effettua una potatura delle piante acquatiche per rimuovere la vegetazione secca e prepararle alla nuova stagione. Durante l’anno, gli unici compiti sono pulire periodicamente lo skimmer dalle foglie e, occasionalmente, passare un robot pulitore sul fondo della zona balneazione. Un sistema ben avviato, come ho visto in molti giardini che seguo da anni nel reggiano, richiede davvero poche attenzioni.

costruzione biolago vista dall'alto

Quali sono i vantaggi della fitodepurazione rispetto a una piscina a cloro?

I vantaggi della fitodepurazione rispetto a un sistema a cloro sono sia ecologici che pratici. L’acqua è viva, priva di irritanti chimici e benefica per la pelle. Il sistema promuove la biodiversità locale, ha costi di gestione inferiori dell’80% e si integra esteticamente nel paesaggio, diventando un elemento naturale del giardino anziché una struttura artificiale.

Nel dettaglio, i benefici principali sono:

1. Benessere e salute: L’acqua fitodepurata è dolce, viva e non aggressiva. Non causa occhi rossi, irritazioni alla pelle o secchezza dei capelli. È un’acqua completamente sicura per bambini e persone con pelli sensibili. Nuotare in un ambiente del genere è un’esperienza sensoriale completamente diversa.

2. Sostenibilità ambientale: Un sistema di fitodepurazione non immette prodotti chimici nell’ambiente. Anzi, crea una piccola zona umida che diventa un prezioso rifugio per la fauna locale, come libellule, rane e uccelli. Contribuisce attivamente ad aumentare la biodiversità del giardino.

3. Integrazione paesaggistica: Mentre una piscina tradizionale è spesso un “buco blu” avulso dal contesto, una biopiscina si integra perfettamente nel giardino. La zona di fitodepurazione, con le sue piante e fioriture, diventa un elemento estetico di pregio per tutto l’anno.

4. Risparmio a lungo termine: Come già accennato, l’assenza di costi per prodotti chimici e il bassissimo consumo energetico rendono la gestione di una biopiscina estremamente economica dopo l’investimento iniziale.

Fitodepurazione non solo per biopiscine: il trattamento delle acque reflue

La fitodepurazione è molto efficace anche per il trattamento delle acque reflue domestiche, le cosiddette “acque grigie” provenienti da docce e lavandini. In contesti non serviti da fognatura, un impianto dedicato usa piante specifiche e un substrato dimensionato per gestire un carico organico superiore, rendendo l’acqua riutilizzabile per l’irrigazione.

In questo caso, l’impianto si dimensiona in modo diverso per gestire un carico organico molto più elevato. Le piante usate sono spesso le più vigorose, come il Phragmites, che assorbono grandi quantità di nutrienti. Gli studi del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) hanno da tempo confermato l’efficacia di questi sistemi per ridurre l’impatto ambientale degli scarichi civili, raggiungendo livelli di depurazione molto elevati. L’acqua in uscita può essere legalmente dispersa nel terreno o riutilizzata per l’irrigazione di piante ornamentali, chiudendo il ciclo dell’acqua a livello domestico.

Naturalmente, un progetto di questo tipo richiede un’analisi approfondita e il rispetto di normative specifiche. Ma dimostra quanto questo approccio, basato sull’intelligenza della natura, sia versatile e potente. Quando definisco il mio metodo di progettazione, l’analisi delle risorse idriche e della loro gestione è sempre un punto di partenza.

Quanto tempo ci vuole per avere un sistema maturo e funzionante?

Un impianto di fitodepurazione inizia a funzionare dal primo giorno, ma raggiunge la piena maturità biologica nel corso della prima stagione. L’acqua diventa generalmente cristallina entro un mese, mentre l’intero ecosistema si stabilizza quando le radici delle piante hanno colonizzato il substrato. La pazienza iniziale è la chiave per un sistema resiliente.

Nelle prime settimane, è normale osservare una leggera torbidità. È il tempo necessario alla colonia di batteri per insediarsi nel biofilm e alle piante per iniziare a radicarsi e lavorare a pieno regime. Generalmente, l’acqua diventa cristallina nel giro di un mese. L’ecosistema diventa pienamente maturo nel corso della prima stagione di crescita, quando le piante si espandono, le radici colonizzano l’intera vasca di filtrazione e l’equilibrio biologico si stabilizza.

Dalla seconda stagione in poi, il sistema è a pieno regime e richiede solo la manutenzione ordinaria annuale. La pazienza iniziale è ripagata con un’acqua viva, sana e un paesaggio acquatico che evolve e matura con il giardino, diventandone parte integrante. Una Biopiscina guida completa deve sempre sottolineare questo aspetto: è un investimento in un ecosistema, non solo in una struttura.

Domande Frequenti (FAQ) sulla Fitodepurazione

Posso trasformare la mia piscina tradizionale in una biopiscina con fitodepurazione?

Sì, è possibile convertire una piscina esistente. Nella maggior parte dei casi si mantiene la struttura in cemento della vasca esistente come zona di balneazione e si costruisce ex novo la zona di fitodepurazione adiacente. L’intervento richiede una riprogettazione del sistema idraulico per creare il corretto circuito di circolazione tra le due aree, ma è una soluzione che permette di dare nuova vita a vecchie piscine con costi di gestione elevati.

L’acqua di una biopiscina è davvero sicura e igienica?

Assolutamente sì. L’acqua di una biopiscina ben progettata e mantenuta rispetta i parametri di balneabilità definiti dalle normative. La purificazione biologica è estremamente efficace nel rimuovere batteri patogeni e impurità. A differenza del cloro, che sterilizza l’acqua uccidendo tutto, la fitodepurazione crea un ambiente acquatico in equilibrio dove i microrganismi “buoni” prevalgono su quelli potenzialmente dannosi.

La vasca di fitodepurazione funziona anche durante l’inverno?

Il processo di fitodepurazione rallenta durante l’inverno, ma non si ferma. L’attività batterica nel substrato continua anche a basse temperature, sebbene in modo ridotto. Le piante vanno in dormienza, ma le loro radici rimangono vive e funzionali. L’acqua si mantiene pulita e l’impianto è pronto a ripartire a pieno regime in primavera, senza bisogno di interventi drastici. Solitamente si lascia in funzione la pompa a ciclo ridotto per evitare il congelamento e mantenere un minimo di movimento.

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La fitodepurazione non è una semplice tecnica. È una filosofia. È la scelta di mettere nel proprio giardino un elemento vivo, che respira e lavora in armonia con l’ambiente, invece di un elemento sterile che chiede un costante intervento chimico. È la prova che ingegneria e natura possono collaborare per creare spazi di una bellezza autentica e funzionale.

Se l’idea di un’acqua pura e senza cloro per il tuo spazio esterno ti affascina, il primo passo è capire se le condizioni del tuo giardino sono adatte. Scrivimi per fissare un sopralluogo: valuteremo insieme le potenzialità del tuo spazio per creare un’oasi naturale su misura.

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